2010. IN SARDEGNA PER MASSIMO  

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VARANO BORGHI (va) - SARDEGNA

Massimo Bortolas era un caro amico di Varano Borghi.

Da ragazzo era stato vittima di un banale incidente che, ahimè, lo aveva reso tetraplegico.

La difficile vita spesa tra il letto e la carrozzina, senza alcuna possibilità di movimento degli arti, non gli impediva però di sognare e il suo desiderio più grande era di poter andare in Sardegna.

Nel 2010 ho pensato che avrei potuto andarci io per lui, che avrei potuto, trasformandomi nei suoi occhi, dargli l'opportunità di vedere la Sardegna raccontandogliela in diretta sul posto.

Dopo avergliene parlato, insieme abbiamo progettato un "BIKE TOUR", decidendo insieme il percorso.

Il suo sorriso nella fotografia qui a lato, racconta meglio di qualsiasi parola la gioia di Massimo.

Da Varano Borghi mi diressi a Genova, dove mi imbarcai per la Sardegna. Giunsi a Porto Torres, pedalai sulle salite del Gennargentu, sull'altipiano della Giara di Gesturi, dove una notte, per una mia disattenzione (non avevo appeso agli eucalipti le mie vettovaglie) vennero a farmi visita in tenda i maialini selvatici, attratti, del profumo del cibo. Mi recai quindi a Sant Antioco, poi a Cagliari, e infine ad Olbia, dove presi il traghetto per Civitavecchia. Arrivato in tutte queste località, ricordo che telefonavo a Massimo raccontandogli cosa vedevo, i profumi e i suoni che sentivo, azzerando così non solo la distanza tra l'isola e Varano Borghi, ma anche la grave disabilità che lo affliggeva.

Purtroppo Massimo ci ha lasciato, ma il suo sorriso mi accompagna sempre durante i miei viaggi ed egli è diventato il mio Angelo Custode sulle strade del mondo.

"LA SEDIA A RUOTE"

Ermanno Eandi

Sono immobile eppure mi muovo,
corro, volo, salto,
m’innalzo con la mia fantasia
e  raggiungo vette altissime.

Da lì vedo la mia voglia di rivincite,
l’autenticità di essere me stesso,
lontano da quel che sono
ma vicino alla mia pura sensibilità.

A volte vedo gli altri
correre da fermi con i pensieri inariditi,
che fingono di capirmi
con il loro falso compianto
di chi non vola più o, peggio, non hai mai volato.

Dalla mia sedia a ruote spuntano ali,
faccio capriole nella mente,
mi piaccio e capisco:
che è meglio avere un corpo senza corpo
che una testa senza testa.

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