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LA BICICLETTATA DELLA MEMORIA: NELLA ZONA DEL LAGO MAGGIORE E DI MERGOZZO

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LA BICICLETTATA DELLA MEMORIA

Tra la metà del settembre e i primi giorni dell'ottobre 1943, sulle sponde del Lago Maggiore e nelle zone immediatamente adiacenti, le forze d'occupazione naziste compirono la loro prima strage di ebrei sul territorio italiano.

Le unità militari tedesche del primo battaglione della Panzer-Division Waffen SS – LSSAH avevano preso il controllo dell'area (corrispondente alle attuali provincie di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola) subito dopo l'armistizio dell‘8 settembre, installando il comando militare all’Hotel Beaurivage di Baveno. I rastrellamenti degli ebrei iniziarono proprio da Baveno il 13 settembre, per terminare il 10 ottobre.

Gli arresti e le stragi avvennero nei territori di nove comuni dell'area: Arona, Baveno, Bée, Meina, Mergozzo, Novara, Orta, Stresa e Verbania. Le vittime accertate furono cinquantasette, almeno altrettanti invece gli ebrei che riuscirono a salvarsi, nascondendosi o riuscendo a raggiungere la Svizzera. Quella avvenuta sulle sponde del Lago Maggiore fu la seconda strage di ebrei per numero di morti in Italia, dopo quella delle Fosse Ardeatine.

I rastrellamenti iniziarono a Baveno il 13 settembre: qui furono arrestate in tutto quattordici persone, portate prima all'Hotel Ripa e da qui, con ogni probabilità, condotte sulla riva del lago e uccise con colpi di arma da fuoco. I loro corpi vennero poi gettati in acqua. Le ville di proprietà delle vittime furono saccheggiate e utilizzate dai militari nazisti per tenervi feste e ricevimenti, mentre il podestà locale, Pietro Columella tentò di tranquillizzare la popolazione locale leggendo false lettere dei capifamiglia uccisi.

Nei giorni immediatamente successivi, i rastrellamenti proseguirono ad Arona, Orta, Mergozzo, Stresa, Bée e Novara: le vittime di questi singoli episodi della lunga strage furono in totale ventitrè.

Nel comune di Meina avvenne la strage più nota. La mattina del 15 settembre i militari nazisti occuparono l'Hotel Meina: i sedici ospiti ebrei dell'albergo vennero rinchiusi in un'unica stanza all'ultimo piano dell'edificio, mentre il padrone dell'albergo, Alberto Behar, e la sua famiglia, ebrei di nazionalità turca, furono liberati grazie all'intervento del Console della Turchia,, Guelfo Zamboni, La famiglia Behar riuscì a sopravvivere alla Shoah trovando rifugio in Svizzera: è anche grazie all'impegno di testimone dell'allora tredicenne Becky, se la memoria di questo eccidio non è caduta nell'oblio.

Dopo una settimana di prigionia, nel corso delle notti del 22 e 23 settembre, i sedici prigionieri furono uccisi e i loro corpi gettati con delle zavorre nelle acque del lago a poche centinaia di metri dal centro abitato. Alcuni cadaveri riaffiorarono il giorno dopo le esecuzioni e vennero riconosciuti da alcuni abitanti del paese. Le vittime della strage erano in prevalenza ebrei provenienti da Salonicco e sfollati da Milano. A loro sono state negli anni dedicate due stele commemorative e sedici pietre d'inciampo. Da alcuni anni uno degli istituti scolastici di Meina è intitolato ai fratelli Fernandez Diaz, tre giovanissime vittime della strage.

L'ultimo episodio dell'eccidio avvenne a Intra, frazione del comune di Verbania, dove l'8 ottobre venne ucciso il giovane Riccardo Ovazza, arrestato mentre cercava di prendere contatti per tentare la fuga in Svizzera. Il giorno successivo furono fatti prigionieri il padre, la madre e la sorella del giovane: anche essi furono barbaramente uccisi subito dopo la cattura e i loro corpi massacrati e bruciati.

Per ricordare quelle stragi, ho pensato ad una biciclettata da ripetersi annualmente, che, partendo da Arona (NO), tocchi i paesi che furono teatro di quegli orrori, ovvero: Meina, Baveno, Mergozzo e Intra

 

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